Dolcissimamente
Il pastry chef, con il suo programma “La dolce bottega di Renato”, diretto da Alessandro Valbonesi e scritto da Luigi Miliucci, continua a stupire e deliziare i telespettatori!
Ogni sua torta è una vera e propria opera d’arte, uno stupefacente capolavoro di gusto. Renato Ardovino è tornato in tv alla guida de “La dolce bottega di Renato”. Il programma, prodotto da Jumpcutmedia per Warner Bros Discovery, diretto da Alessandro Valbonesi e scritto da Luigi Miliucci, è in onda ogni domenica alle 15.00 su Food Network a partire dal 9 ottobre. -taglio-Il pastry chef campano, vera e propria eccellenza in materia di cake design, ci racconta le novità del suo programma campione d’ascolti e ci confessa, raggiante, i suoi dolci segreti.
Renato, cosa caratterizza questa nuova edizione del programma?
“Sicuramente tanta dolcezza! É una trasmissione a cui tengo molto e che si presenta in questa nuova stagione in una veste completamente rinnovata. Protagonisti indiscussi del mio format sono i dolci. Ho recuperato vecchi ricettari e mi sono confrontato con tante persone per proporre ai nostri telespettatori torte e dolci della tradizione che occupano un posto speciale nel cuore di ciascuno di noi. Il mio intento è quello di proporre questi dolci spesso in una veste innovativa e moderna, ma in modo tale che possano essere facilmente replicabili a casa.”
Sei noto anche per le tue torte monumentali e artistiche…
“Non mancano in queste nuove puntate de ‘La dolce bottega di Renato’ e non potrebbe essere altrimenti visto che fanno parte della mia vita professionale quotidiana. La vera novità è che in ogni episodio è un vip a commissionarmi un dolce per una sua particolare ricorrenza. Io, con l’aiuto delle mie collaboratrici, mi dedico dapprima alla fase creativa con l’elaborazione grafica del progetto quindi alla sua concreta realizzazione.”
Puoi anticiparci qualche nome delle celebrità che richiederanno il vostro aiuto?
“Vi svelo due nomi, di più non posso: avremo Imma Polese, la padrona di casa del Castello delle Cerimonie, che vorrà festeggiare in grande stile il suo trentaduesimo anniversario di matrimonio, e Benedetta Rossi che richiederà il mio aiuto per un party dedicato al successo del suo seguitissimo cartoon Super Benny.”
C’è un dolce della tradizione a cui sei particolarmente legato?
“La lista sarebbe lunghissima, credo, infatti, che ogni pastry chef abbia un bagaglio di ricordi ed emozioni a cui attingere quando vuole elaborare una ricetta. L’ingrediente più importante in pasticceria è sempre e solo uno: la passione, l’amore con cui si realizzano i dolci. Quell’amore che mia mamma utilizzava, per esempio, nel preparare la torta cilentana, che è un dolce tipico delle mie parte e che, per anni, è stata la torta di tutti i miei compleanni. E poi le zeppole di San Giuseppe: mio padre ne va ghiottissimo e io ho imparato a farle anni fa proprio per lui.”
Tuo padre è stato un’importante fonte di ispirazione per te…
“Aveva una gelateria e quindi sono cresciuto a pane e dolci. Un’esperienza giovanile in un villaggio turistico mi ha poi cambiato la vita. Mi sono appassionato alla cucina, ai cocktail e alla preparazione dei dolci. Ho prima aperto un ristorante, poi ho concentrato i miei sforzi e la mia creatività sul mondo della pasticceria.”
E il tuo dolce preferito qual è?
“Ultimamente sono ghiottissimo di una torta che ho inserito da poco nel mio menu: una gustosa cheese cake con pistacchi e lamponi. E poi la torta al limone che mi ricorda quella che preparava mia nonna. Il dolce migliore è sempre quello che è in grado di richiamare alla mente un ricordo, anche lontano. Ecco perché è il più buono.”
In tanti anni di attività quali sono state le torte più bizzarre che i tuoi clienti ti hanno commissionato?
“Quelle a sfondo sessuale. In genere, però, mi rifiuto anche perché per essere fatte bene devono essere molto somiglianti e allora cerco di convincere il cliente a una scelta meno audace. Una volta, però, per un gastroenterologo ho realizzato una torta che riproduceva un paziente sottoposto a un esame un po’ invasivo. Ma ho coperto le parti meno piacevoli da vedere con un lenzuolino in pasta di zucchero (ride, ndr).”