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Erbario d’amore

di Teresa Pugliese

Numero 196 - Febbraio 2019

Cupid’s Catalogue è il nuovo album di Cecilia. Un disco che profuma di forme, colori e odori d’amore


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Sono passati quattro anni dal suo primo disco e Cecilia, cantautrice e arpista torinese, torna con “Cupid’s Catalogue”, il suo secondo disco di inediti. L’album è un particolare ed immaginario catalogo di Cupido, dieci canzoni d’amore popolate da piante, lune solitarie, pirati e paesaggi invernali. La cantautrice svela tutte le sfaccettature dell’amore, da quello adolescenziale, a quello adulto, maturo, disincantato, passando per il dolore di chi viene abbandonato. Attraverso atmosfere uniche, dipinte dal suono dell’arpa di Cecilia, si miscelano perfettamente sonorità antiche e moderne, con arrangiamenti curati, dove l’arpa e le percussioni sono protagoniste. Il disco scritto e cantato in inglese, nasce durante 4 anni di esperienze importanti che hanno visto Cecilia su palchi molto prestigiosi in compagnia di artisti nazionali e internazionali, collaborazioni teatrali internazionali e la partecipazione al Festival di Sanremo 2018 con Max Gazzè.

Il tuo album parla d’amore, un argomento cardine della musica, come hai affrontato questo tema?

“Ho cercato di fare una raccolta di situazioni amorose che vedo comuni nelle situazioni e nelle storie che mi circondano, mie e degli altri, e quindi quando si è trattato di raccogliere le canzoni ho notato che il filo conduttore era un po’ lo strazio amoroso e le difficoltà che gli innamorati incontrano per stare insieme, quando l’amore arriva troppo presto, oppure quando uno deve fare l’amante, o ancora quando una persona chiede un segno all’amato, o quando si deve guarire dai problemi che l’amore può provocare.”



Ogni canzone del tuo album è associata ad una pianta o ad un fiore, è un connubio un po’ particolare. Come mai la scelta di unire questi mondo così diversi?

“Il disco si chiama ‘Cupid’s Catalogue’, ed io ho pensato che il mio tipo preferito di catalogo era l’erbario, e allora ho pensato di riprodurlo attraverso tutte le canzoni del mio album. Tra l’altro alcuni pezzi contengono in se uno spunto botanico, e quindi ho pensato si prestassero bene. Abbiamo fatto inoltre delle illustrazioni bellissime, degli abbinamenti fiore e canzone grazie ad una ragazza che fortuitamente ho trovato su Instagram e che si è prestata con entusiasmo e professionalità. Sono molto contenta del risultato, penso che avere un riscontro visivo di quello che può essere la composizione di un disco sia d’aiuto si per me che per chi si avvicina all’album, è un modo per comprenderne il tono.”

Questo album nasce da quattro anni di intensa attività, cosa è successo in questo periodo e cosa ti anno lasciato dentro le esperienze che hai vissuto, personalmente e artisticamente?

“In questi quattro anni ho dedicato la mia esistenza ad andare in giro a suonare live. Il mio primo disco nasce da un entusiasmo altrui più che mio, non sapevo nulla, come era fatto uno studio di registrazione, come si lavorava, avevo timori e paure di come sarebbe andata. Invece questi quattro anni mi hanno riconfermato che mi piace fare questo mestiere, andare in giro e suonare è un modo veramente bello di passare l’esistenza,

ho avuto la fortuna di fare moltissimi concerti, più di quattrocento in quattro anni, e ho avuto tempo di riflettere su questo disco, che è un opera davvero conscia, un opera che volevo fare, intenzionale.”

Se un arpista di grande successo, lo studio di questo strumento è una disciplina abbastanza importante, quanto ti ha aiutato questo rigore nella tua carriera da cantante?

“Io nasco arpista, ho sempre suonato questo strumento. Per me l’arpa ha un aspetto molto intimidatorio, ma in realtà è uno strumento che anche approcciato dal principiante, dà subito delle soddisfazioni. Diciamo che non è come il violino, con il quale per i primi due anni emetti suoni molto fastidiosi, prima di prendere confidenza con lo strumento. L’arpa è subito accogliente. Io mi ritengo più una strumentista che una cantante, questo perché lo studio dell’arpa è una costante, lo studio del canto per me è stato frammentato, dovuto più all’entusiasmo che ad un percorso accademico di qualsiasi sorta.”

Tu sei stata arpista per Max Gazzè a Sanremo 2018, hai aperto anche i concerti di Niccolò Fabi, c’è un artista con il quale sogni una collaborazione?

“Moltissimi, mi piacerebbe suonare con Florance and the Machine, mi piacerebbe riesumare Joni Mitchell. Diciamo che ho un sacco di sogni segreti in questo senso. Anche perché penso che in musica è facile trovare sempre qualcuno di più bravo di te e che ti dia ispirazione, c’è sempre qualcuno o qualcosa che ti può ispirare.”



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