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Rock d’autore

di Lucia de Cristofaro

Numero 176 - Aprile 2017

Il sound ricercato degli Stolen Apple, dal pop al neogrunge, fa vibrare di energia allo stato puro


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Alternativa, innovativa, elettrizzante, tanti gli aggettivi con cui si puossono definire gli Stolen Apple, band dal repertorio che dal pop va alla noise d'autore ed al neogrunge che fa vibrare dentro chi li ascolta. Riccardo Dugini (voce, chitarra), Luca Petrarchi (voce, chitarra), Massimiliano Zatini (basso e voce) e Alessandro Pagani (batteria e voce), attraverso la loro musica sono testimonianza d’impegno non solo artistico, ma anche sociale. Il loro nome, infatti, vuole ricordare la storia di Ernst Lossa, bambino jenisch ucciso nel 1944 dai nazisti nell’ambito del loro programma di sterminio degli individui non autosufficienti. La storia, invece, della band, ovvero dei suoi quattro protagonisti parte da lontano, perché pur se hanno iniziato il loro viaggio insieme nel 2008, ognuno aveva alle proprie spalle un percorso artistico, importante e significativo.



“Trenches”, ovvero ”trincee”, è il loro lavoro d’esordio che si presenta ricco di energia, e allo stesso tempo artisticamente maturo, capace di far riflettere sul nostro essere, sul nostro porci al mondo, sull’essere nella trincea della vita. I brani proposti nell’album sono pregni di sonorità e significati che mostrano la capacità della band di assorbire esperienze diverse, estremamente eterogenee, vissute nella quotidianità oltre che sul palco, trasformandole in pura energia in musica. Ogni nota ed ogni brano, fondendo insieme indie-rock, country desertico, psichedelia, shoegaze, post-noise e ballate alt-country, aprono chi ascolta alla magia delle più audaci avventure, di una memoria cui nessuno sfugge. “Red Line”, prima traccia dell’album, è una ballata dance-psichedelica in cui si intravedono echi di sitar indiani e tamburi in lontananza, che diventano una vera e propria esplosione sonora nel finale. Vertiginosi, invece, i ritmi di “Fields of Stone” e di “Pavement” con tratti addirittura

neo-psichedelici, “Falling Grace”, poi, può definirsi una vera esplosione di indie-rock, che riporta all’ultimo decennio del ventesimo secolo. Il pop a blues in “Living on Saturday”, ci riporta ai ritmi di una New Orleans scatenata e intimista allo stesso tempo. In questa varietà di proposte musicali non poteva, poi, mancare la poesia, ed eccola lì, arrivare con le note del decimo brano, “Daydream”, tratta da una poesia di Daniela Pagani. Adrenalina, vitalità e allo stesso tempo raffinata eleganza, nei brani di “Trenches”. Ascoltando la musica degli Stolen Apple, sovviene alla mente la filosofia del “panta rei”. Parole, musica, melodie si fondono come le onde di un fiume che scorrendo scava con le sue acque solchi profondi, crea nuove strade azzurre, e mentre percorre campagne e città, con la sua impetuosa vitalità affascina quanti lo guardano, lo ascoltano, assorbendone l’energia e la vita. La musica degli Stolen Apple è come quel fiume, e continua a viverti dentro anche nel silenzio.



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